Qualcuno che mi conosce alla perfezione, oggi mi ha detto:
“Per una volta che ti succede qualcosa di bello, non spaventarti. Goditelo e basta.”
Ed effettivamente ero partita da questo spunto. Ma la meditazione quotidiana che faccio fin da bambina, è come un cerchio, c’è una partenza, ma poi tutto cambia, e mi riporta daccapo. Leggermente cresciuta.
A volte, come oggi, profondamente.
Adoro vedere che cresco a seconda di quanto mi serva arrivare lontano, con la mente. E non devo preoccuparmi di questo, perché a me non resta che essere vera, ed il resto, il tempo lo dimostrerà. Ho finalmente incontrato e compreso il problema. È vero, esiste. Ma non mi spaventa se riesco a vederlo. Le cose più grandi di me, le posso abbracciare stando sulle punte. E una volta che so a cosa vado incontro, di essere grande quanto mi serve, una volta capito che potrò dimostrare nel tempo ciò che ho compreso, e che in caso contrario, il tempo mi fermerà, mi sento finalmente libera di riprendermi l’entusiasmo e vivere senza paura. Questo è il motivo per cui medito.
Forse se più gente si guardasse dentro , si eviterebbero tante stronzate. Per esempio in amore (che è il sentimento più grande, dite quello che volete, almeno il più immenso e sfaccettato) si eviterebbero tante vittime. Si eviterebbe di vivere senza sapere cosa si vuole, facendo così del male agli altri mente si prende tempo per capirlo. Si eviterebbero danni su chi invece sta dando tanto, ed in futuro avrà paura a rifarlo. Si eviterebbe di vivere sentendo che tutto è dovuto e contando tutto ciò che si dà ma senza apprezzare cosa si riceve. Le persone vogliono conquistare, tenere stretto a sé per, in futuro, avere il controllo. Ci vuole coraggio, e conoscenza di sé per vivere amando e per andarsene con il sorriso quando non si può più amare, anziché restare attaccati cicamente ai bisogni, per il puro gusto di manovrare le persone. Ci vuole totale verità, e per avere la verità bisogna comunicare, cosa che non si può fare, se non ci si guarda dentro.
Con questo non sto dicendo di essere migliore degli altri, chissà quanto ancora dovrò imparare. Sicuramente l'ho fatto molto negli ultimi mesi, soprattutto ho imparato dai miei errori. Dal mio errore di pensare che la mia volontà e le mie buone intenzioni potessero davvero cambiare il mondo. Ho immaginato cose splendide che però erano solo dentro di me. Forse Lo fanno, forse lo cambiano il mondo, ma in un modo totalmente impercettibile. Tutto quello che spero è che arrivino a chi le merita, perché un’altra cosa che ho notato in questi mesi, è che a soffrire e portare i segni, sono sempre le persone più belle. E questo mi spezza il cuore e mi fa arrabbiare.
Non che io abbia scoperto l'acqua calda, solo che non avevo ancora avuto la certezza necessaria ad esprimere tutto questo in italiano, o nell’italiano che parlo. Comunque oggi mi sento molto bene, tanto che non mi va neanche di rileggere ciò che ho scritto. Scusate se ultimamente sono sempre meno interessante (chiunque stia leggendo. boh?)
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sabato, 02 gennaio 2010
Quando sono felice mi accorgo che il mondo in cui vivo mi ha portata a pensare all’oggettività, alla palpabilità delle cose, e non so capire se debba difendermi e continuare ad immunizzarmi da questo veleno in cui nuotiamo, o se in realtà io sia pazza. Se la fuga che mi impegna da sempre sia solo una fuga o un modo per elevarmi. Quando hai 20 anni nel 2010, non puoi essere felice se non sei arrivato da nessuna parte, se non hai, se non sei.Io mi sento fuori luogo.
Le piccole cose sono schiave della loro stessa caducità, eppure ho la costante sensazione che se le dimentichino sempre tutti. Quando sono sicura di me, mi guardo intorno e vedo gli altri crescere tutti nella via opposta, a volte mi chiedo se non sia io l'inetta, e per un istante mi perdo. Questa sensazione è presente in ogni mio ricordo, e mi segue ovunque. Continuo a sentirmi come un fantasma, che c’è ma non riesce a trovare un posto per sé. Che non vuole. Differente, non necessariamente migliore. Ma persa, costantemente persa nel bisogno di qualcuno a cui comunicare le mie felicità che mi sembrano anche quelle così differenti ed inesprimibili, e tutte le cose che vedo dietro ciò che vedo.Però poi guardo il cielo di quest’ora, con l’oro a terra e l’azzurro sopra e subito mi sento meglio, nella mente ho una parata di carri, una banda che suona di continuo. Vorrei solo qualcuno che riesca a sentirla e voglia ascoltarla insieme a me.
"E arriverà il momento in cui ritroverai l'autocontrollo, guardando in faccia il mondo, volgendo le spalle al muro.
camminerai per trenta iarde con la testa per aria giù per Liberty Hill, dove l'esercito della moda guarda con occhi indiscreti il tuo aspetto trasandato.E per una volta nella vita non avrai niente da dire,e questa potrebbe essere l’occasione nella quale qualcuno ti verrà incontro per dirti“Guarda dentro di te, non sei utile a nessuno”. Fai due passi nel parco, prenditi un valium, leggi la lettera della ragazza che ricordavi, ma non basta per dare un senso alla giornata, serve più che un bicchiere di latte per mandar via il cattivo sapore.
(…)
E il dilemma rimarrà fino a quando non ti diranno“c’è un sacco da fare, mentre la tua testa è ancora giovane”. Posa la penna, lasciati dietro le preoccupazioni, e arriverà il momento giusto, il ricordo splenderà. Ora che i guai sono finiti, ogni debito è stato saldato, tutti sono felici e contenti di essere venuti, tu arrivi nel posto dove finalmente ti rendi contoche riesci a vedere te stesso, mentre dormi tutto il giorno."
A volte, distrattamente, ci incastriamo.
Quando mi ha abbracciata oggi, credevo di non poter respirare più di così.
Chiudo gli occhi, sento il profumo del suo collo, e per un attimo mi sembra di correre su di un prato. È come sognare di cadere e avere uno scossone nella notte, però in un modo piacevole. Così mi sveglio in un’ondata di verde. Sono ancora immobile, stretta a lui come ero qualche secondo fa, c’è qualcosa che si agita e corre, ma non sono io.
Poi mi chiede cosa penso. Forse non riesco a pensare ad altro che alla sua voce ed ai suoi occhi carta da zucchero, le due cose che riempiono i miei sensi al momento in cui mi fa questa domanda. Chissà quanti secondi saranno passati, a godermela, per dargli l’impressione che io stessi pensando. Poi turbini di sensazioni troppo delicate e troppo nuove per essere descritte con le parole mi portano via dal pianeta, e a distanza di ore dalla nostra separazione accade qualcosa nella mia mente, che ieri era libera, ma oggi ancora di più.
È stato come pulire una lavagna piena di parolacce.
Immagino che tutto il dolore svanisca.
Che il passato non sia altro che una fotografia che ogni tanto troverò nei cassetti, nell’armadio, nel mobiletto del bagno. La metto via, per un attimo.Dimentico la paura.Perché la paura stessa, le ferite del mio passato, quelle lasciate dalla vita e quelle inflitte da chi mi ha trattata senza cura, contro il torrente selvaggio delle emozioni e della curiosità, non sono nulla. Sono dighe fatte di origami.
Questo è il genere di pace che mi lascia sulla pelle. Avrei dovuto rispondergli così, quando mi ha chiesto “a che pensi?” e in fondo sono stata sincera, dicendogli che non c’era tempo per pensare.
La prima volta che siamo usciti, avevo il profumo di Ambra. Una crema messa distrattamente sulla mia pelle dopo la doccia. Tanto per provare. Liquidambar Orientalis, molto speziata ed orientale. L'aroma intenso, ha aleggiato attorno a noi ed alle nostre risate per tutta la serata fino a diventare invisibile. Ma era presente, ovunque ci sedessimo. Il giorno dopo, in una mossa distratta ne ho sentito le ultime tracce sopravvissute sulle mie stesse spalle, e incuriosita dalla sensazione, ci sono ritornata varie volte con il naso. Tutte queste volte mi è passato per la mente lui, o uno sprazzo di conversazione, come fosse stato il suo profumo, e non il mio. Ed è ancora così. Ho sempre voglia di sentire quel profumo su di me. Nello stesso modo ieri mattina ho aperto un flacone di essenza, ci ho messo i bastoncini di bambù e l’ho posata sulla libreria. E quando la sera stessa lui è stato qua, si è mescolato alle mie pareti. Ed oggi, rientrando in camera mia, dopo il freddo e la pioggia, sentendo quel profumo di incensi, ci ho sentito anche lui. È come dare l’imprinting a dei nuovi arrivati. Gli odori, i profumi che si stampano nei colori e nei suoni di ciò che li accompagna.
Mi chiedo cosa potrà accadere quando insieme a lui poserò i piedi sulla sabbia di un luogo lontano, per correre scalza. E allora l’imprinting non sarà più su di una boccetta di profumo, o un flacone di crema, ma coinvolgerà intere isole, alberi, onde. E sarà così? Ha senso oggi avere paura e dubbi, come lo aveva ieri notte? Avrà senso domani?
Penso a tutte le cose nuove che scoprirò accanto a lui, così come è successo e come succederà con milioni di altre cose e di persone che amerò, o che vorrò nella mia vita, quelle cose che inevitabilmente, apparterranno a noi. Saranno parte del nostro mosaico, parte delle nostre radici, un po’ con noi, un po’ strappate e rimaste seppellite in luoghi del passato. Mi gira la testa, e mi chiedo se avere paura ieri, o domani, quando lo rivedrò, sia così importante rispetto alla bellezza che sento. La bellezza che riesce a capire quando io parlo di tutto questo a lui, e quando lui si rivede in me. Nelle mie inettitudini, nelle mie proteste, nei miei sogni. Mi fa girare la testa e mi scalda dentro come niente mi ha mai scaldata.
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venerdì, 25 dicembre 2009
Appari così fragile al freddo della notte, mentre l’ esercito delle emozioni esce per combattere. Ma mentre la terra gocciola nella sua tomba, tu navighi verso il cielo sulla cresta di un'onda.
Dimenticare la sensazione di rilassare le guance tra un sorriso e l’altro. Stare in contatto con il meglio di me, dubitare di dove sia giusto mettere le mani mentre ascolto, e dove sia giusto metterle quando parlo. La cosa più bella che possa capitare ad un essere umano, con un altro essere umano, è entrare in empatia. Commuoversi insieme perché nonostante le generazioni lo spazio ed il tempo, quel dolore ci accomuna tutti, quella gioia anche. La cosa più bella che possa fare un essere umano è salvarne un altro un attimo prima che smetta di credere che ha fatto bene, comunque sia andata, a dare tutto. Sempre. Capirsi e sentirsi. Con la magica prospettiva di cambiare vita, fuggire via da tutto anche solo per capire ciò che si vuole.
All’improvviso e al di là di ogni previsione. Cambio idea su tutto, mi aggrappo a quest’ancora di genuinità che mai , mai avrei immaginato di trovare nel mare in cui nuotavo.
Le ore volano come se niente fosse. Mi vedo riflessa nello specchio nel bagno lercio del Rive Gauche (non a Parigi, ma a San Lorenzo ) e mi sembra che il mio viso sia straordinariamente bello. Mi ritrovo a pensare che la parte bella sia proprio il non avere idea di dove saremo tra qualche mese, se insieme, se in questo o altri continenti. Se invece magari non ci vedremo più, dopo stasera. Non mi interessa, non so cosa sia. Mi va bene stare ferma, ad un metro da lui, o due, anche tutta la vita. Abbracciarlo con gli occhi. Ma semplicemente sentire ciò che sente, e sentire che sente me, al di là delle differenze e dell’imbarazzo, sentire che posso respirare e che non devo difendermi da niente, perchè mi specchio nella sua trasparenza, è splendido.
Quando ero piccola avevo paura dell’acqua. Dolce, salata, piovana , marina. Acqua della doccia, della piscina, del rubinetto. L’importante era che non mi andasse sul viso. La mattina ci passavo le mani bagnate con cura, non affondavo con soddisfazione nelle mani piene, svegliandomi con un getto rinfrescante, piuttosto vi approcciavo lentamente, come se dovessi controllarne prima l’odore, la temperatura, la gentilezza delle intenzioni.
Per questo non mi spiego come possa piacermi così tanto, adesso. Come possa rispecchiarmi sempre in tutto ciò che è composto di acqua. Nella pioggia, che mi fa sentire compresa quando sono triste, tanto da chiudere l’ombrello e tentare di guardare verso l’alto. Nell’oceano, quando con la mente vago dentro me stessa, quando cammino da sola e penso, affogo negli abissi delle mie fantasie. Nelle pozzanghere in cui vedo il mio viso fare smorfie, nell’acqua sporca del Tevere che la notte si trasforma in un minestrone di luci. Nelle goccioline che scendono dalle grondaie e guarda caso finiscono sempre negli occhi. Nel rumore del lavandino che disturba durante la notte. Nella vasca piena di acqua calda dopo una giornata infernale. Nelle lacrime.
Ora, quando finalmente la giornate è finita, e tutto il rumore del mondo, gli obblighi, la fretta di prendere le decisioni giuste, di dire le frasi corrette, si dissolvono, quando finalmente mi prendo il mio spazio, mi siedo e mi perdo nei pensieri, immagino sempre che il muro di fronte a me si apra su un fondale marino. Scivolo in mezzo chiusa come una conchiglia, e lentamente mi lascio andare, percepisco la mia ombra sulla sabbia, su quelle piccole dune lisce. Nulla al mondo mi fa sentire al sicuro come immaginare di trovarmi sott’acqua. Sorrido, mi lascio scaldare come in un abbraccio. E poi, lentamente chiudo gli occhi.
Cyanotic-Violet scrisse "" alle
01:12 commenti (3) ||
venerdì, 11 dicembre 2009
Ho cambiato lo sfondo – tre foto le ho fatte io, una rappresenta me.
Ho cambiato pettinatura. Colore delle lenzuola. Non basta.
Ogni piccola sconfitta del cuore è una radice che non vuole più esistere. Non riesco ad essere triste, non mi arrabbio per il tempo che ho sprecato, perché non c’è tempo impiegato meglio che quello in cui dedichiamo anima e corpo a chi amiamo. In realtà sorrido con facilità. La sensazione di aver fatto la cosa giusta, di essere stata sincera, integra, coerente, di aver amato davvero, incondizionatamente fino ad esaurire ogni scintilla di speranza ed ogni energia, zittisce ogni altro slancio emotivo. Riesco a dormire tranquilla. Mi sento a posto. Invece il Poltergeist è qua, ogni sera. Forse cerca lui. Forse vuole ricordarmi quanto sto crescendo. Forse non amerò mai nessuno così tanto da scoprirmi cresciuta, ma sono certa di aver visto ciò che davo. Ho perso, ma ho fatto una scelta, mi sento per la prima volta equilibrata, sana. E non so cos’altro potrei mai desiderare, se non che un giorno lui capisca.
Solo perché sto perdendo
non significa che io sia perduto.
Non significa che mi fermerò,
non significa che avrò rancore.
Solo perché mi sto ferendo
non significa che io sia un ferito
Non significa che io non abbia avuto
ciò che meritavo
né più, né meno.
Mi sono semplicemente persa
ogni fiume che ho tentato di attraversare,
ogni porta che ho trovato era chiusa,
ed io sto solo aspettando che la scintilla si consumi.
- Coldplay
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lunedì, 30 novembre 2009
Quando nella tua mente affiora la possibilità di cambiare completamente vita, continente, clima, tutto cambia. La facoltà di vivere privi di qualunque attaccamento alle cose è prerogativa degli hawaiani e chiunque viva su dei vulcani, di qualunque genere essi siano. Ci si abitua. Ma qualunque emigrazione, o migrazione, è sempre un capolavoro, che riesca o no. Che il vulcano sotto i tuoi piedi sia effettivamente un vulcano o un marasma di problemi del passato. Questa specie di riabilitazione che procede a ondate, ha trovato nella novità del viaggio una scusa per avanzare spaventosamente, ed inizio a pensare che la caducità, il senso di vuoto ed inappartenenza che arriva a spaventare prima di un qualsiasi cambiamento, sia invece la sensazione che mi fa sperare nel meglio.
Io non desidero un modo di stare più di quando non desideri qualunque altro modo di stare, per questo posso trascurarmi ancora, o forse è un modo sbagliato di vivere. Non so se esiste questa distinzione. La comunicazione è fondamentale, il resto è flusso. La difficoltà della mia situazione sta nel restare per lunghi periodi in quella terra di nessuno che si trova tra il disilludersi e non pensarci più e lo sperarci e mettercela tutta. Ingannare il tempo, impegnarsi quando è richiesto e poi non pensarci più. Ecco, è questo il vulcano su cui mi trovo ora. Per fortuna non ce ne sono, a Ilha Grande.
L’arrivo di dicembre mi colpisce sempre al cuore. Mi fa venire voglia di mettermi al lavoro, di darmi da fare, anche se precisamente non so mai in cosa. Dicembre, che tutto è un po’ più bianco, blu scuro, dorato. Dicembre che mi fa sistematicamente ingrassare e pensare a dov’ero adesso, l’anno prima. Mi coccolo da sola in questa pace che ho trovato, studio un modo per superare i miei difetti e farla restare a tempo indeterminato. Dicembre. Le conversazioni più eloquenti quando hai paura, sono quelle in cui si parla per metafore. La parte migliore è che dopo riusciamo a ridere, resta l’ossigeno nella stanza anche se si è detto qualcosa di importante. Ed è inutile starci a ripetere quanto tutti ne abbiamo bisogno. Dell’ossigeno. Di una bella giornata di pioggia scatenata, e meno giornate di nuvole nervose. Forse anche di un po' di coraggio di cambiare.
Cyanotic-Violet scrisse "" alle
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lunedì, 02 novembre 2009
Credo sia iniziato un attimo prima di rimettermi a camminare verso casa, distratta. La musica nelle orecchie, non ricordo bene quale. Musica. Un bambino che rideva e inseguiva un cane, che inseguiva le bolle di sapone.
A volte sento che qualcosa cambia e che non tornerò indietro. Certi rarissimi giorni, arriva un momento in cui mi sento come se avessi appena varcato una soglia invisibile.Che adesso, da questo istante in poi, non saprò mai più pensare come facevo ieri. È come capire, ma succede da sé. Mi fa sorridere. Perché si, il tempo mi sta uccidendo ogni secondo che passa. Però adesso, adesso è diverso. Me lo dice sottovoce. Doveva succedere.
Nei libri che leggerò, per quanto belli, ci sarà sempre polvere. Ci sarà sempre il colore incrostato sui miei maglioni. Sulla sua maglietta c’è ancora il mascara di quando tre anni fa, gli piansi addosso.I difetti non svaniscono, ma a volte crescendo diventano più belli. Le unghie si spezzano per farti arrabbiare, per farti ricominciare a farle crescere e curarle, e a volte si spezzano semplicemente per non far male agli altri. Non potrò mai sapere quante ambulanze lo abbiano svegliato.Non so quante amicizie ancora perderò perché“le persone cambiano”. A volte mi fa paura.
Poi capitano questi momenti che non riesco a spiegare.
È come guarire. O capire. Più ne parlo e più mi ripeto, mi sfugge, mi scivola.
Tutte le matriosche del mondo fanno un cigolio fastidioso quando vengono aperte.
Tutti i cuori del mondo se si aprono, non possono far finta di niente. Io non posso far finta di niente. Sto andando a pezzi e continuo a sorridere.
I am the storm, and I am the wonder, and flashlights, nighmares, sudden explosions.
Intruderz
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<3
Sounds
air, aphex twin, apparat, asobi seksu, autechre, bach, bauhaus, beatles, beethoven, björk, blonde redhead, blur, bluvertigo, bonobo, brian eno, broken social scene, cajkovskij, cccp, chemical brothers, clap your hands say yeah, chopin, crystal castles, current 93, david bowie, death in june, depeche mode, dirty three, dustin o'halloran, dresden dolls, einsturzende neubauten, explosions in the sky, feist, frank zappa, franz ferdinand, giardini di mirò, grandma, grinderman, goodspeed you! black emperor, goran bregovich, I am robot and proud, iggy pop, interpol, i'msonic rain, jeff buckley, jefferson airplane, joy division, kaki king, killers, kings of convenience, lali puna, lou reed, massive attack, mgmt, michael danna, moby, modest mouse, mogwai, neutral milk hotel, new order, nick cave, nine inch nails, notwist, pink floyd, pj harvey, pixies, placebo, portishead, postal service, radiohead, ramones, scisma, sigur ros, smashing pumpkins, smiths, sonic youth, the cure, the distillers, the doors, the kills, the radio dept., the knife, tool, tori amos, velvet underground, verdena, virgin prunes, violent femmes, xavier rudd, yann tiersen,yeah yeah yeahs, yuppie flu